A Dario, scintilla di luce!
di Donatella Gavrilovich

 

 

Un piccolo cafè coworking al centro di Roma, frequentato da giovani e stranieri di passaggio, è il luogo dove Marisa Pizza e io ci incontriamo di solito. In questa accogliente ‘base operativa’ abbiamo preso a lavorare insieme a Donato Santeramo, che ci assiste via Internet dal Canada, alla curatela del prossimo numero della nostra rivista dedicato a Franca Rame. Sedute, l’una accanto all’altra, leggiamo le parole di Franca che racconta di sé, di Dario e del suo lavoro. Un colloquio avvenuto nella primavera 2013, l’ultimo, che Marisa ha raccolto in un’intervista scritta. Ne commenta il contenuto, si commuove e gioisce al ricordo di quanto ha condiviso in una quotidianità di lavoro, imbastita di affetto e stima, con Franca Rame e Dario Fo che chiama ‘Il Maestro’. A lei la straordinaria coppia d’artisti ha dato la direzione dell’Archivio Fo-Rame, che Franca creò nel 1993 con incredibile lungimiranza e mise in rete nel 1995, dopo aver digitalizzato tutti i materiali e i documenti dei loro spettacoli. Un patrimonio enorme, costituito da copioni, bozzetti, dipinti, costumi ecc. che solo nel marzo 2016, dopo mille vicissitudini, ha trovato ospitalità negli spazi dell’Archivio di Stato di Verona con il nome di Musalab «Franca Rame-Dario Fo». Memoria dell’effimero teatrale, Musalab nasce dalla volontà di conservare, valorizzare e consegnare alle future generazioni la preziosa eredità dell’attività artistica dei due attori, svolta nel corso di una vita intensa, vissuta da entrambe sempre in prima linea. Affrontando con graffiante ironia, caparbietà e coraggio tematiche d’attualità, sociali e politiche, a volte filtrate attraverso il ricorso a episodi tratti dalle epoche passate, Dario e Franca hanno resuscitato l’antica funzione del teatro, conferendo nuova dignità allo spettacolo teatrale. Il teatro è il luogo dell’incontro con i cittadini, il luogo dove la comunità si riunisce, dove il dialogo è alla base della riflessione, dove si attua in ogni spettatore la presa di coscienza della realtà contingente, che va affrontata assumendosi le proprie responsabilità in un costante e lucido impegno etico, politico e sociale. Appello questo che Dario Fo ha rivolto ai giovani, soprattutto, in questi ultimi anni. Li ha voluti accanto a sé, se ne è circondato, li ha educati e fatti crescere nel respiro del suo fare artistico quotidiano. Ad ognuno di loro ha trasmesso una scintilla della sua inesauribile e versatile energia creativa. Leggendo con Marisa la lunga introduzione di Dario Fo, ho ripercorso gli avvenimenti narrati di quel periodo terribile della Repubblica Italiana, che ha segnato l’adolescenza e infranto i sogni di tanti ragazzi cresciuti in un clima politico agghiacciante come fu quello tra gli anni Settanta e Ottanta. Mi sono ricordata di quanta energia positiva e speranza Dario Fo sia riuscito a trasmettere a noi giovani di quegli ‘anni di piombo’ con il coraggio delle sue affermazioni, le sue prese di posizione, la lucidità del pensiero attraverso la parola agita nei suoi spettacoli teatrali e negli scritti. Il continuo incitamento a crescere nel rispetto di se stessi, dell’altro e delle proprie tradizioni, il coraggio nato dalla fermezza delle proprie idee e convinzioni, che nulla ha mai potuto travolgere, è stato un punto di riferimento chiaro e luminoso, l’esempio da seguire per tornare a volare alto uscendo dallo stagnante clima di un Paese dilaniato, guardando con speranza e fiducia a un futuro da costruire con le nostre mani. Di questo tanti, tra cui anch’io, a Dario Fo e a Franca Rame saremo sempre grati e debitori. A tutti noi il compito di preservarne e onorarne la memoria, di diffondere e valorizzare in Italia e all’estero la loro eredità artistica.

Ciao Dario!